Dott.ssa Serena La Rocca - Il fluoro
Utilizzo del fluoro in odontoiatria: evidenze scientifiche tra efficacia cariostatica e profili di sicurezza
Abstract
L'impiego del fluoro è l'argomento più dibattuto nella prevenzione dentale. Questo articolo analizza la letteratura scientifica internazionale per chiarire il bilancio tra il beneficio della riduzione dell'incidenza della carie e il rischio di fluorosi, sancendo la superiorità dell'azione topica rispetto a quella sistemica.
Introduzione
Per decenni la fluoroprofilassi è stata somministrata principalmente per via sistemica (gocce, pastiglie, acque fluorate). La ricerca moderna ha ridefinito i meccanismi d'azione del fluoro, spostando il paradigma clinico.
Metodologia
Revisione delle linee guida delle principali società di odontoiatria pediatrica (EAPD, AAPD) e dell'OMS sull'efficacia e la tossicologia del fluoro.

Risultati e Discussione
La scienza ha ampiamente dimostrato che il meccanismo d'azione principale del fluoro è topico (post-eruttivo). Il fluoro presente nella saliva e nel fluido del biofilm promuove la rimineralizzazione dello smalto demineralizzato, incorporandosi sotto forma di fluoridrossiapatite [ Ca_(PO_)_F ], una struttura molecolare decisamente più resistente agli attacchi acidi rispetto all'idrossiapatite pura.
L'assunzione sistemica prolungata durante l'odontogenesi (0-8 anni) comporta il rischio di fluorosi dentale (difetto di mineralizzazione dello smalto). Pertanto, le linee guida attuali raccomandano l'uso topico tramite dentifrici fluorati a concentrazioni controllate in base all'età:
Sotto i 6 anni: 1000 ppm di fluoro (quantità pea-size o rice-size, sotto supervisione).
Sopra i 6 anni e adulti: Almeno 1450 ppm di fluoro.
Conclusioni
La risposta della scienza è chiaramente SÌ all'utilizzo del fluoro, a patto che sia somministrato per via topica e a concentrazioni calibrate. Rappresenta tuttora il presidio di salute pubblica più efficace ed economico contro la carie.